
Gruppo di
lavoro:
Amato Alice
Amato Giorgio
Campagna Nicola
Collura Arianna
Francaviglia
Paola
Fucarino Maria
Francesca
Giordano
Roberta
Girgenti Andrea
Greco Nicol
Guarneri
Giorgio
Macaluso Myriam
Marretta
Caterina
Pecoraro
Giovanni
Pecoraro
Melania
Scienza: risultato di
sistemazione teorica o applicazione pratica delle conoscenze che si posseggono
sui fenomeni.
Archeologia: scienza che studia
le testimonianze delle civilt antiche e grazie ad esse ricostruisce lidentit
storica, artistica, architettonica e culturale di un sito, in particolare, di
un territorio e di un popolo, in generale.
Sito archeologico: luogo
dove insistono i resti un insediamento che presenta caratteristiche diverse a
seconda delle epoche e del popolo che lo ha frequentato.
Testimonianza: segno o fonte del
passato (monumenti, reperti, iscrizioni, monete ecc.)
Civilt: complesso
degli aspetti culturali, sociali, economici e religiosi che caratterizzano una
collettivit in una determinata epoca.
Identit: complesso di dati
caratteristici e fondamentali che consentono il riconoscimento di un individuo,
di un gruppo sociale ecc.
Cultura: complesso delle
usanze, dei costumi e delle tradizioni di un popolo o di una razza.
Le fonti sono delle
testimonianze che ci danno informazioni, leggibili sotto molteplici aspetti, che
riguardano un evento storico, un fatto, un personaggio, ecc.. Esse vanno
raccolte, comparate e studiate, ai fini di una ricostruzione quanto pi
oggettiva possibile del fatto storico o archeologico che ci interessa
ricostruire.
Esistono vari tipi di fonte :
Fonte scritta o documentaria: documenti, atti notarili, epigrafi
cio iscrizioni su materiale lapideo
Fonte orale: racconto
tramandato oralmente
Fonte monumentale: monumenti
quali edifici, templi, resti del tessuto urbano, ma anche oggetti e reperti che ci parlano di una
determinata epoca
La Sicilia, al
centro del Mediterraneo, da sempre in posizione strategica rispetto ai traffici
commerciali, fu abitata da tempi remotissimi.
In particolare ricordiamo i popoli indigeni che vi erano stanziati prima della colonizzazione greca, avvenuta nellVIII secolo a.C..Essi erano gli Elimi, presenti lungo la cuspide occidentale della Sicilia, i Sicani, occupanti la parte centrale, e i Siculi, situati a oriente.
Le fonti storiche greche parlano dei Sicani come di una popolazione autoctona della Sicilia, presenti sullisola gi dal Neolitico e forse originari della regione iberica, comunque sicuramente di origine non indoeuropea.
Tramanda Tucidide che i Sicani si stanziarono poco per volta su tutto il territorio della Sicilia, chiamandola SICANIA, mentre prima era chiamata TRINACRIA. Dopo i Sicani, giunse dalla Libia, occupando lestremit occidentale dellisola, una mescolanza di esuli troiani e focesi, sfuggiti agli Achei, i quali si fusero con i Sicani presenti in quella parte di territorio, dando vita al popolo degli Elimi, che avevano ad Erice, Segesta ed Entella (Contessa Entellina) le loro roccaforti.
Attorno al 1000 a.C., attraverso lo stretto di Messina, giunse in Sicilia, in fuga dal popolo campano degli Osci, una nuova popolazione, i Siculi, conoscitori del bronzo e del ferro, i quali spinsero i Sicani al di l del fiume Salso, nella parte sud-occidentale dellisola, che chiamarono con il nuovo nome di SIKELIA, mentre il Salso costitu il nuovo confine territoriale tra i due popoli.
NellVIII sec.a.C.
avvenne il fenomeno della colonizzazione greca.
I Greci, a causa
di un aumento della popolazione e della scarsit di terreni coltivabili in
madrepatria, promossero spedizioni, alla scoperta di nuove terre in cui
stanziarsi stabilmente, verso lItalia meridionale (Magna Grecia) e verso la
Sicilia. La spedizione coinvolgeva un gruppo di persone che, guidate da un Ecista,
leroe fondatore della citt nuova, arrivavano dal mare , sceglievano il
territorio da occupare e fondavano la colonia. Essa, per, rimaneva sempre
legata politicamente e culturalmente alla citt della madrepatria che le aveva
dato i natali, anche in virt degli scambi commerciali.
LA COLONIA GRECA
La colonia la
citt fondata ex novo dai Greci in un territorio diverso da quello della
loro patria.
Essa, solitamente
riparata grazie alla presenza di un porto naturale, si trova preferibilmente
sulla costa, in un area fertile e in prossimit di un fiume. Ci sia per
trarre beneficio dalla presenza di acqua dolce, sia perch a quellepoca i
fiumi erano navigabili anche per lunghi tratti e rappresentavano cos
importanti vie di penetrazione verso linterno del territorio.
La colonia
presenta solitamente un impianto urbanistico ortogonale nel quale le strade si
intersecano ad angolo retto. Gli assi viari di direzione est-ovest si
chiamano platiai, quelli di direzione nord-sud stenopi.
Allinterno del
reticolo urbano vengono risparmiate delle aree regolari in cui ricavare lagor
o gli spazi dedicati ai santuari con i loro templi. Funzione prettamente politica e religiosa
svolgeva lacropoli o parte alta della citt. Sempre al di fuori
della cinta muraria si trovava la necropoli o citt dei morti.
I terreni circostanti la citt venivano detti chora, ossia campagna, ed erano destinati allagricoltura.
Il termine agor
deriva dalla stessa radice del verbo greco aghiro che vuol dire
"radunare". NellIliade il termine indicava unassemblea di cittadini,
nellOdissea, invece, indicava la sede, il luogo in cui lassemblea si riuniva,
assumendo per la prima volta una precisa connotazione topografica.
E, per, soltanto
in piena et classica ( V secolo a.C. ) che il nome agor determina lo spazio regolare ricavato allinterno del tessuto
urbano, ed indica il luogo che accoglie la piazza con il mercato, gli edifici
sacri, quelli amministrativi e politici, il cuore pulsante della citt, vista l
importanza determinante che essa assumeva nella vita economica, sociale,
politica e amministrativa della polis democratica.
In et
Ellenistica (323-31a.C.) lagor si sdoppia sia nella funzione, sia
nellubicazione. Infatti nelle citt ellenistiche troviamo una prima agor,
collocata in posizione elevata e detta agor
superiore, e una seconda, detta agor
inferiore. La prima, a vocazione politico-amministrativa, era sede di
edifici deputati a tali funzioni quali lekklesiastrion, in cui
si riuniva lassemblea chiamata ecclesa, e il bouleutrion, sede
della bul cio il consiglio della citt.
Altri edifici che
si trovavano nellagor erano i portici, le fontane, i teatri, gli odeon (teatri
piccoli per le esibizioni musicali), in alcuni casi granai e altri edifici
commerciali.
Lagor inferiore
era disposta in posizione meno elevata e aveva una funzione prettamente
commerciale. Ospitava anche portici chiamati stoi, palestre e stadi.
IL TEMPIO
La costruzione,
che insieme al teatro rappresenta il culmine dellarchitettura greca,
sicuramente il tempio. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare costruita
su un rialzamento di tre gradini chiamato crepidma. La cella vera e
propria circondata da un colonnato che si chiama perptero. Il fusto
della colonna poggia sullo stilobate, mentre la parte sommitale
formata da collarino, echino e abaco, che costituiscono il
capitello. Un tempio classico solitamente esastilo, cio con
sei colonne sulla fronte e tredici sui lati lunghi. Sulle colonne poggia la
trabeazione, decorata con metope e triglifi. Il tetto, a due
spioventi, forma due timpani triangolari chiamati frontoni, anch'essi
arricchiti di sculture. Sulla sommit del tetto ai quattro angoli e ai vertici
si potevano osservare delle statue chiamate acrotri. La cella
allinterno del colonnato pu essere di due tipi: un tipo con il pronaos, il
naos e ladyton comunicanti tra loro (ladyton lambiente che custodisce
il tesoro del tempio, il naos la statua della divinit e il pronaos il
vestibolo). Il secondo tipo presenta il pronaos e il naos comunicanti, mentre
lingresso al tesoretto, in questo caso chiamato opistodomo, avviene
dallesterno.
Il teatro greco ricavato sulle pendici di una collina, in perfetta simbiosi con lambiente circostante e da esso si gode un bel panorama. La cavea, la gradinata semicircolare che ospita gli spettatori, divisa in almeno tre settori da corridoi di accesso orizzontali e da gradinate verticali. Ai piedi della cavea si apre lorchestra, lo spazio circolare dove avvenivano le rappresentazioni. Sullo sfondo, di fronte alla cavea, si alza ledificio scenico su uno o pi livelli, dove si cambiavano gli attori e che fa da sfondo scenografico, essendo arricchito da colonne, nicchie e statue.
Eun
muro di cinta che circonda e protegge la citt dai nemici. Pu essere a una
sola cortina muraria (un solo muro) oppure a due cortine con riempimento
interno (il riempimento il materiale da riporto che veniva inserito tra le
due cortine). Lo spazio superiore cos ottenuto veniva chiamato camminamento
di ronda. La cortina che d all' esterno della citt si chiama cortina
esterna, invece la cortina che d verso la citt si chiama cortina
interna. Nella cinta muraria si possono aprire delle aperture che
permettevano lingresso e luscita dalla citt, esse si chiamano: porte, se
grandi, postierle, se piccole. Queste ultime servivano per agevolare
laccesso delle sentinelle al camminamento di ronda oppure per la manutenzione
del muro.
IL SITO ARCHEOLOGICO DI HIPPANA
SU MONTAGNA DEI CAVALLI
(PRIZZI)
LE FONTI STORICHE E LIDENTIFICAZIONE
Racconta Polibio (I,24) che nel 258 a.C., negli anni della prima guerra punica, gli eserciti Romani, guidati dai consoli Aulio Atilio e Caio Sulpicio, poich Palermo resisteva allassedio, rivolsero il loro impeto contro la citt di Ippana che presero dassalto.
Fin dalla met del XIX sec., Hippana stata identificata con diverse localit della Sicilia centro-occidentale; tuttavia, soltanto di recente, grazie al recupero di convincenti documenti medievali (nei quali Montagna dei Cavalli, nel territorio di Prizzi, chiamata ancora Montis Ypana) e allidentificazione di una serie di monete di Ipana , rinvenute sull' acropoli di Montagna dei Cavalli , lipotesi formulata dal Crispi, che per primo propose lidentificazione del sito archeologico presente nel territorio del comune di Prizzi con quello della citt di Hippana citata dalle fonti, sembra ormai certa.
La
Montagna dei Cavalli o Monte di San Lorenzo si erge a sud di Prizzi e fa parte
del sistema orografico dei Monti
Sicani. Il rilievo una roccaforte naturale di 1007 m. di altitudine,
incastonato in un suggestivo contesto ambientale. Dalla sommit del monte si
dominano le vallate dei fiumi Sosio e San Leonardo e quella del fiume Platani,
che erano fondamentali arterie di collegamento tra la costa meridionale e
quella settentrionale della Sicilia. Le caratteristiche orografiche con
scoscese pareti rocciose a difesa naturale della parte alta, la particolare
collocazione topografica, labbondanza di risorse naturali (aree da coltivare o
da riservare ai pascoli, riserva idrica, la facile reperibilit di pietra
calcarea per la costruzione) presenti sul rilievo e nel territorio circostante
sono tutti fattori che concorsero ad agevolare linsediamento umano.

Vista panoramica
di Montagna dei Cavalli
LE
FASI DI VITA DELLABITATO
Il sito indigeno di
Hippana, i cui resti sono ancora visibili su Montagna dei Cavalli, ebbe origine
da un nucleo di popolazione Sicana.
La fase arcaica
(VII-VI sec a.C.) testimoniata da dati frammentari, ma gi a quel tempo
labitato sembra essersi esteso su una vasta area, giacch reperti ceramici arcaici
sono stati rinvenuti in diversi punti del monte, per unestensione di circa 30
ettari.
I primi contatti con
i Greci, forse Imeresi o Selinuntini, sono documentati dal rinvenimento di
ceramica greca di importazione, databile tra la fine del VII e gli inizi del VI
sec. a.C., periodo un cui dovevano essere gi proficue le relazioni
commerciali, legate al passaggio di merci dalle colonie greche verso linterno,
probabilmente in cambio dei prodotti delle attivit economiche della gente
indigena.
Tali relazioni
commerciali testimoniano che fu forse allinizio del VI secolo che si avvi,
nel centro di Montagna dei Cavalli, quello straordinario fenomeno di ellenizzazione (acculturazione alla greca), che caratterizza tutti gli abitati
indigeni della Sicilia centrale tra la fine del VII e gli inizi del VI sec.
a.C., e che port a trasformazioni della vita culturale e materiale di questi
insediamenti.
Nel
corso del V sec. a.C. Hippana sub un forte calo demografico forse legato ad
una profonda crisi, come dimostra la scarsit di frammenti relativi a questo
periodo.
Una
rinascita del centro si data nel corso del IV sec. a.C., forse per larrivo di
un consistente gruppo di nuovi abitanti.
Infatti
lesplorazione archeologica a Montagna dei Cavalli ci va sempre pi rivelando
limmagine di un abitato che, tra la met del IV secolo e la met del III a.C.,
visse un periodo di grande floridezza e ricchezza. Ce lo testimoniano la
presenza del teatro e lorganizzazione urbana del centro, che si estese su
unampia superficie e fu difeso da due articolate cinte murarie. Non meno
significativi a riguardo sono i dati relativi alla necropoli occidentale con
sepolture monumentali e ricchi corredi.
Daltronde
lo sviluppo dellabitato, in questa prima et Ellenistica, non un episodio
isolato, ma si inserisce bene nel contesto generale della rinascita di tutto il
territorio siciliano, come testimonia lesplorazione archeologica in alcuni
centri geograficamente pi vicini a Montagna dei Cavalli, come Monte Iato,
Entella e Adranone.
La
decadenza della citt avvenne intorno alla met del III secolo a.C., a questa
data ci riportano le indicazioni cronologiche pi recenti fornite dalla
ceramica e dalle monete, nonch il gi citato racconto delle fonti storiche.
LORGANIZZAZIONE
URBANA DEL SITO
Le cinte di
fortificazione che delimitavano labitato di Hippana sono due.
La cinta superiore
proteggeva il pianoro dellacropoli, posta in lieve pendio da nord a sud sulla
sommit del rilievo, a 1007 m di altitudine. La cinta inferiore correva pi in
basso, allincirca lungo la curva di livello dei 900 m, lasciando al suo
interno una vasta superficie che si sviluppa lungo i fianchi della montagna e
che venne quasi interamente occupata dallabitato.
Entrambe le
fortificazioni sono costituite da un muro spesso in media due metri, costruito
con impiego di blocchi di calcare locale squadrati che possono raggiungere
anche un metro di lunghezza. Il riempimento interno di terra e schegge di
pietra o blocchi lavorati di reimpiego. Un tratto di fortificazione, allangolo
nord-est dellacropoli, caratterizzato dalla presenza di una torre e di una
postierla, chiamate rispettivamente Porta e Torre di Nord-Est e fu realizzato
con grandi blocchi informi.
Per quanto riguarda
la fortificazione inferiore databile alla seconda met del IV sec a.C., cronologia
confermata anche da una testa fittile ritrovata nel riempimento del muro nei
pressi della Porta di Sud-Ovest, che appunto si apriva nella cinta inferiore.
Questa porta costituiva lingresso pi importante allabitato, posto proprio al
termine del percorso di accesso naturale sul lato occidentale del rilievo, ed
era protetto dalla Torre di Sud-Ovest, di forma rettangolare, realizzata con una
bella muratura a blocchi squadrati disposti su filari regolari.
Linsieme degli elementi finora noti agli archeologi porta ad ipotizzare che a partire dalla met del IV sec. a.C. il pianoro dellacropoli fu interessato da una generale ristrutturazione. Smantellate le strutture di et arcaica, si riserv parte del pianoro ad alcuni edifici pubblici e religiosi.
Ledificio B, per esempio, situato a ridosso della cima, doveva avere carattere sacro, come suggeriscono la posizione eminente, le dimensioni e il rinvenimento di 25 monete di bronzo, di alcuni vasetti e soprattutto di una splendida laminetta dargento dorato. Essa decorata a rilievo con una testa maschile barbuta in triplice veduta (testa trifronte), e rappresenta una raffigurazione di estrema rarit e di probabile significato religioso.
Ledificio C, posto nella parte meridionale dellacropoli, presenta un certo interesse per la sua pianta circolare e sembra inserito in un complesso con muri rettilinei la cui funzione non ancora del tutto chiara. Unaltro edificio presente nellacropoli ledificio A, di cui stato rinvenuto solo un muro e la cui funzione ancora incerta.
Estremamente
significativa la presenza su Montagna dei Cavalli di un edificio teatrale.
Esso venne costruito sfruttando uno spazio con disposizione naturale a
semicerchio, situato immediatamente a nord del vertice del rilievo, al di fuori
dei limiti naturali dellacropoli. La cavea ha un diametro di 52 m circa e fu
realizzata con la costruzione di un potente riempimento artificiale delimitato
ai lati da due muri di analmma, cio di sostruzione. La struttura si
data tra la seconda met del IV e le prima met del III sec.a.C. e poteva
ospitare circa 3.000 persone. Gli scavi archeologici del 2007 hanno messo in
luce larea dellorchestra, che si conservata per circa il 70% e gran parte
dei sedili degli ordini inferiori della cavea, su cui gli spettatori
assistevano agli spettacoli. La presenza del teatro indicativa del benessere
che la popolazione di Hippana raggiunse nel IV sec.a.C. Si tratta di una
scoperta eccezionale, perch quello di Hippana , tra i teatri conosciuti in
Sicilia, lunico posto alla considerevole altezza di 1000 m su1 livello del
mare.
La necropoli pi importante, di et ellenistica, ma con sporadiche
presenze anche di periodo arcaico, quella che occupa tutto il versante
occidentale della montagna a partire dal muro di fortificazione inferiore, fin
quasi alla vallata del Sosio. Non meno di mille sono le sepolture saccheggiate.
Sono quasi esclusivamente del tipo a fossa, foderate con blocchetti di
calcare e coperte da lastroni; spesso le pareti interne si presentano
intonacate. Sono attestate pure sepolture monumentali, come documentano i frammenti
architettonici rinvenuti in diversi punti della necropoli.


Sopra:pianta generale del sito.
A
fianco: resti dellabitato.
CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA DEI REPERTI PIU
COMUNI
Linsieme dei reperti archeologici, riferibili ad un
insediamento, va sotto il nome di cultura materiale di un sito o di un
popolo.
Sapere analizzare la distribuzione nel territorio di
reperti analoghi per tipologia o per datazione permette di capire la dinamica
degli scambi commerciali tra i siti e le loro eventuali interazioni.
I reperti si distinguono in
a.
ceramica di uso comune
- oggetti di ceramica b. corredo funerario
c.
statuette votive o di culto
a.
armi
- oggetti in metallo b.
ornamenti
c.
monete
Il nome greco
indica un tipo di vaso dalla forma particolare, in generale ogni recipiente a
corpo grosso con imboccatura sottile, destinato a contenere oli oppure
unguenti. Nel linguaggio archeologico, il nome lkithos, per,
riservato ai vasi per unguenti a collo lungo mentre i vasi per unguenti a collo
breve si chiamano arballoi. I vasi di questo tipo che notiamo presso il
Museo di Prizzi avevano funzione esclusivamente funeraria ed hanno un corpo
cilindrico, piede piccolo, collo lungo e bocca svasata.
Vaso per unguenti a collo breve, corpo panciuto e
corto, unica ansa (manico) laterale.
Recipiente con orlo orizzontale a disco,
corpo cilindrico a fondo convesso con due piccole prese laterali. Solitamente
di vetro policromo o in alabastro.
Era destinato a contenere le lacrime
femminili che nellantichit erano ritenute taumaturgiche.
La bottiglia presenta un corpo globulare allungato, collo stretto e alto, bocca svasata con o senza tappo, assenza di piede o piede bassissimo ad anello. Gli esemplari pi grandi, destinati a contenere lacqua, erano di uso domestico, quelli pi piccoli erano di uso funerario.
Guttus (vaso poppatoio)
I vasi poppatoio, antenati dei nostri
biberon, presentano un corpo cilindrico o globulare e sono dotati di ansa e di
beccuccio cilindrico.
Presso i Greci e i Romani era un vaso panciuto a due
anse con il collo sottile, lavorato sulla ruota del vasaio, era destinato a
conservare uva, olive, miele, ma soprattutto vino travasato dai tini. Per
chiudere le anfore si usavano tappi di sughero spalmati di pece, argilla o
mastice.
Presso i Greci lanfora, nelle sue belle e ricche
forme, aveva un piccolo piede e raffigurazioni di soggetti divini e mitici
sulle pareti. Erano graffiti e dipinti i migliori prodotti dei ceramisti nelle
due tecniche a figure nere e a figure rosse. Una variante lanfora a
siluro, con lestremit appuntita per poter essere conficcata in apposite
buche o nella sabbia stipata nelle cantine.
I REPERTI
PROVENIENTI DA HIPPANA E CONSERVATI AL MUSEO ARCHEOLOGICO COMUNALE DI PRIZZI
Disegni
ricostruttivi
Frammento decorativo con Scilla fra i
cani
Frammento di
base decorato a rilievo con Scilla fra i cani.
Acropoli - Torre NE - fossa 121
E un frammento di base fittile modanata di loutererion,
con decorazione a basso rilievo, impressa a rullo, che riproduce Scilla tra
motivi vegetali. La figura mitologica viene raffigurata di prospetto, cinta
alla vita da protomi di cani. Il pesce sulla destra di Scilla un chiaro
riferimento allambiente marino. Seconda met IV -inizi III secolo a.C.
Lekane a figure rosse
Necropoli
occidentale (?)
E una vasca emisferica con carenatura
allesterno, anse orizzontali a nastro con appendici laterali; coperchio con
orlo distinto e inclinato allesterno, pomello circolare modanato con stelo
cilindrico. Sul coperchio due teste femminili, inquadrate da due palmette,
presentano corona, capelli raccolti in un sakkos, orecchini e collana
sovradipinti in bianco. Sul pomello palmette e motivo ad onde sul bordo. La
vasca presenta sulla parete superiore vernice nera a risparmio. Seconda met IV
sec. a.C.
Pisside schifoide a figure rosse

Necropoli occidentale (?)
Lato (A): figura femminile ammantata,
seduta a sinistra; un lembo della tunica lascia scoperto uno dei seni,
acconciatura con chiffon, la mano sinistra sorregge una grossa patera, dietro
la figura una colonna.

Lato (B): figura maschile nuda a sinistra
in passo di danza, corpo ripiegato in avanti nellatto di tenere una coppa.
Dietro la figura una sorta di sciarpa.
Le figure sono inquadrate tra due grosse
palmette poste in corrispondenza delle anse. Appena sopra il piede del vaso vi
motivo ad onde. Il coperchio decorato con un tralcio inciso in cui sono
attaccate foglie di edera a risparmio. Sul bordo fascia con puntini neri a
risparmio.
Seconda met IV sec. a.C.
Laminetta dargento dorato decorata a sbalzo con volto trifronte
Acropoli, Edificio B, vano
II.
Altezza: cm 1,8;
larghezza:cm 1,6.
Decorata con volto barbato
in prospettiva trifronte; fronte bendata.
Liconografia probabilmente
da riferire ad una divinit.
Figure di teste barbate in
veduta trifronte sono note da sculture in pietra e ceramica nellarea celtica,
ma hanno una datazione ben pi recente della nostra. Fine IV-inizi III sec.
a.C.
Bottiglia
Bottiglia
decorata con palmette a vernice nera
Necropoli Occidentale (?)
Presenta il labbro svasato allesterno,
collo cilindrico rastremato al centro. Corpo ovoidale, bassissimo piede ad
anello. La decorazione presenta tratti verticali sul collo, palmette nella
parte superiore del corpo, fascia larga che divide in due registri la
decorazione del corpo, tratti orizzontali e verticali alternati nella parte
inferiore.
Seconda met del IV sec. a. C.
Alabastron
in vetro policromo

Necropoli Occidentale (?)
Orlo orizzontale a disco, corpo cilindrico
a fondo convesso con due piccole prese laterali. Decorazione costituita da due
filamenti di colore giallo e bianco che corrono dallalto in basso tutto
intorno al corpo del vaso di colore blu.
III sec. a. C.
Busto
fittile femminile
Necropoli
Occidentale
Il busto raffigura un volto femminile con
i capelli mossi e capigliatura tirata allindietro e ricadente in parte sulle
spalle e trattenuta da una tenia di cui resta una piccola parte. Alle orecchie
presenta orecchini globulari. Naso pronunciato, labbra socchiuse e occhi appena
incassati. Mento poco pronunciato e basso collo.
IV sec. a. C.
Ritrovato frantumato, il busto stato
ricomposto, ma mancano alcuni pezzi. Alcuni studiosi hanno pensato che si
potesse trattare di un busto usato a scopo teatrale, ma molto pi probabile
che si tratti di una statuetta votiva.
Testa
di terracotta figurata

Necropoli Occidentale (?)
Alta capigliatura, striata e tirata
allindietro, trattenuta da una corona con elementi laterali circolari. I
capelli sono ricadenti. Orecchini appena identificabili. Naso, occhi e bocca
poco pronunciati. Nella parte posteriore foro circolare di sfiato.
IV sec. a. C.
Placchetta
fittile

Necropoli Occidentale (?)
Figura maschile nuda, stante sopra una
specie di podio di forma ellittica che presenta bordi superiore ed inferiore a
rilievo. La figura presenta un copricapo con cimiero centrale. Il braccio
destro dritto lungo il corpo, mentre il sinistro ripiegato verso lalto e
tiene tra la mano e la spalla una sorta di patera circolare ombelicata.
Fine IV- inizi III sec. a. C.
Terracotta
figurata: Afrodite ed Eros
Necropoli
Occidentale (?)
Il gruppo fittile di Afrodite ammantata
che ha sulla spalla sinistra Eros alato. La capigliatura della dea
semicoperta dal mantello che ricade sul davanti con ampia piega tenuta dalle
mani. La veste aderisce al corpo ed tenuta sotto i seni da un cordone a
rilievo. I tratti somatici denotano una buona matrice.
III-II sec. a. C.
Prizzi
attraverso
Arte
e
Cultura


LE CHIESE
Chiesa del Collegio o di San Giuseppe
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Chiesa di Maria S.S. del Soccorso
La chiesa di Maria S.S. del Soccorso, costruita nel
1656, orientata ad est.
Presenta
un piccolo sagrato, un unico portone dingresso con sovrastante lucernario
circolare e piccolo campanile sul lato destro. Entrando, la chiesa presenta
un'unica navata con due altari laterali e uno frontale. Laltare di destra
consacrato al Sacro Cuore di Ges, quello di sinistra a Santa Teresa.
Allaltare maggiore si trova la statua di Maria S.S. del Soccorso con il
Bambino sul braccio sinistro e una mazza destinata a battere Satana nella mano
destra, immagine che richiama la Chiesa della Mazza in Via Maqueda a Palermo.
Nel 1920, ad opera del sacerdote Giuseppe Pecoraro, furono realizzati alcuni
ornamenti in pittura.
Chiesa Maria S.S. delle Grazie
La chiesa fu costruita intorno al 1620 sotto una
possente rupe sulla quale si trova il suo piccolo campanile, detto u campanareddu, nome esteso al
quartiere circostante.
una chiesetta di piccole dimensioni, adornata di stucchi. A destra di chi entra,
si trova laltare del S.S. Crocifisso Morente, a sinistra, la statua di Maria
S.S. delle Grazie seduta sul trono mentre porge il latte al Bambino Ges. Molto
suggestivo risulta essere laffresco della Madonna con il Bambino, dipinto
sulla roccia e chiamato anche laffresco della Madonna acheropita, cio non
dipinta da mano umana. Vi si trova anche una statuetta di San Vito con i cani
ai suoi piedi, proveniente dalla scomparsa chiesetta rurale di San Vito, santo
popolare, ausiliatore e taumaturgo delle malattie mentali, protettore dal morso
dei cani.
Lorigine
della chiesa tuttora incerta; alcuni attribuiscono la fondazione alle
donazioni di un devoto, altri la fanno risalire a miti e leggende. Si narra,
infatti, che un giorno, un povero pastore, passando da quelle parti, ebbe una
visione della Madonna, la quale gli raccomandava di far costruire in quel luogo
una piccola chiesetta, a lei dedicata, e per questo lasci la sua immagine
impressa sulla roccia, nel luogo in cui poi fu realmente edificata la chiesa.
Chiesa Maria S.S. del Carmelo
La chiesa sorge fuori dallabitato, dove attualmente
si trova il cimitero comunale, e presenta una pianta a croce latina.
La
prima chiesa fu fondata nel 1150 dai Bonello e venne riadattata nel 1582 dai
Carmelitani, nuovi concessionari, che la vollero dedicare a SantAngelo.
Allesterno si nota, accanto allingresso laterale, una cappella votiva
dedicata alla Madonna del Carmelo, sulla sinistra, il muro di cinta di un
chiostro con pozzo centrale dellabbazia normanna di SantAngelo (1617), nome
con il quale si indicava anche lantica Peritium. Sempre esternamente, sulla
porta principale incisa la data del 1638, anno di costruzione della chiesa.
Allinterno, sullaltare maggiore, venerato il simulacro di Maria S.S. del
Carmelo con ai lati le statue di SantElia e di SantEliseo. Di rilievo, un
affresco bizantineggiante di Maria col Bambino e le Anime Purganti, un
importante monumento sepolcrale di marmo e una ventina di iscrizioni in latino
e in italiano.
Una
tradizione popolare molto antica e tuttora legata alle statue di SantElia e di
SantEliseo, volgarmente chiamata a
prucissioni da Madonna cu untuppa e u stuppa,
narra che la statua della Madonna veniva portata a spalla, accompagnata da
quella di San Giorgio, patrono di Prizzi, fino alla Chiesa Madre, dove dimorava
per 40 giorni. Se si chiedeva la pioggia, accompagnava le statue, la statua di
SantEliseo; se, invece, si chiedeva un periodo di bel tempo, quella di
SantElia.
Chiesa S.S. Crocifisso dei Salaci
Chiesetta rurale, di origine bizantina, sulla strada
che un tempo era detta la trazzera degli stranieri, fu riadattata intorno al
1600.
Mantiene
ancora il culto di un Crocifisso assai rustico, che viene portato in
processione il giorno dellAscensione. Fino a qualche anno fa era una festa
campestre con canti e balli per la purificazione degli animali, legata al culto
di SantAntonio e alla benedizione degli animali. Nel 1895 la festa era stata
trasferita alla Chiesa di SantAntonio di Filaga, quando questa pass ai
sacerdoti di rito greco di Palazzo Adriano.
Chiesa SS. Crocifisso
La chiesa del SS. Crocifisso situata in cima al
paese in una storica piazza:lo Spiazzo Comizi. Sul portone principale
inscritta la data del 1670, anno in cui la chiesa stata edificata per opera
probabilmente della famiglia Del Bosco. Il portone centrale adornato con
colonna e fiaccola a guscio di lumaca in marmo, che rappresenta la luce della
vita e archetti rampanti. Nella parte centrale del frontespizio della chiesa
cՏ un orologio circolare a numeri romani con incisione della data 1711, anno
della riedificazione.
La
chiesa a croce latina con tre navate sostenute da dieci colonne. Nelle navate
laterali si aprono dieci cappelle che custodiscono altrettante statue.
L
Altare Maggiore decorato da quattro bassorilievi in marmo raffiguranti scene
della Bibbia. Una pala in legno raffigurante la deposizione del Cristo sovrasta
lAltare. Il soffitto presenta decorazioni dorate, si nota un particolare
raffigurante l occhio di Dio sotto forma di sole irradiante, rappresentante la
Provvidenza Divina.
Chiesa S. Antonio
La chiesa di S. Antonio situata sullomonima via in
una delle zone pi caratteristiche del paese. Il prospetto presenta un solo
portone d ingresso sovrastato da una finestra circolare. La chiesa a croce
greca, edificata nel 1150 a carico delle famiglie Bonello e Cistercensi.
Presenta un pavimento in ceramica
del 1820. In una delle cappelle si trova il gruppo dei Vicchitti,
statue in legno rappresentanti degli anziani genuflessi con mazze di legno in
mano, che, secondo la tradizione, servivano per punire i bambini che parlavano
male di loro.
Due
importanti opere sono situate nella chiesa, quella della Madonna col Bambino in
marmo del Gagini e sempre dello stesso autore un battistero in marmo bianco
raffigurante San Francesco che parla agli animali.
LA FESTA DI
SAN GIUSEPPE
Il popolo prizzese molto devoto a questo
Santo, festeggiato il 19 Marzo con la novena e con una solenne processione che
parte dalla chiesa del SS. Crocifisso. Origini antiche ha la realizzazione del "cummitu",
un pranzo a cui partecipavano persone bisognose. Queste ultime rappresentavano
i santi: Ges, San Giuseppe e Maria SS., ai quali si potevano
aggiungere SantAnna e San Gioaccchino, genitori della Vergine, ed altri, a
seconda del numero di convitati disposto da colui che commissionava il pranzo.
Esso seguiva alla promessa di voto, chiamata la cumprumisioni , come
un segno di ringraziamento offerto al Santo dopo essersi rivolto a lui e averne
ricevuto un beneficio, cio a grazia.
Inoltre, tradizione condivisa ancora
oggi realizzare, il mercoled prima del giorno di San Giuseppe, un piccolo cummitu
con i virgineddi, cio bambini che impersonano le figure di Ges,
Giuseppe e Maria. Un altro tipo dusanza quella di elemosinare il necessario
per la preparazione della tavola, u cummitu addumannatu, bussando
alla porta dei vicini e ricevendo talvolta anche negazioni, i mortificazioni,
che aumentano il valore del sacrificio. U cummitu, per, trova la sua massima
realizzazione nella tavolata,
una grande tavola imbandita di tanti cibi e dominata dallimmagine della Sacra
Famiglia. Non devono mancare delle grandi forme di pane, il cui numero
corrisponde al numero di Santi invitati.
Ai piedi della rappresentazione della
Sacra Famiglia sono posti, sempre realizzate con il pane, tre forme: una
rappresentante la mano di San Giuseppe, una il bastone e laltra la sfera
recante limmagine del Santo. Altre forme possono essere gli arnesi di San
Giuseppe falegname, un uccellino che beve e il pane della SS. Trinit. Altri
cibi particolari della tavolata sono i pisciteddi, fritture di
verdure, a muddica di pani, sfinci, torte e pignulati.
Non mancano lalloro, i carciofi, le arance, i cedri, i pirittuna, e una
brocca con sotto acqua e sopra vino. Imponenti sono le forme di pane
rappresentanti la Madonna a pupa, San Giuseppe a varva e Ges
a cuffitedda. Piccoli pani benedetti sono distribuiti, infine, a tutte
le persone che visitano la tavolata.
Dopo aver ricevuto la benedizione del
sacerdote, comincia il pranzo, con il Bambino che segna il pane con una croce
per tre volte, ripetendo la formula:
Ges Cristu fici la cena
Cu Maria Maddalena,
la fici cu paroli duci,
manciammu tutti
ca fatta la cruci.
IL BALLO DEI DIAVOLI
Una delle feste pi attese dai prizzesi
certamente la Pasqua, con il tipico ballo dei diavoli, festa
tradizionale risalente al 1700. Il ballo dei diavoli la trasposizione
popolare legata ad un Cristianesimo ancora primitivo, che rivive il suo fervore
religioso nella raffigurazione della lotta tra il Bene e il Male. Anticamente
il ballo, chiamato anche u ncontro, si svolgeva a partire dalle prime
ore del mattino e durava fino al pomeriggio, quando si svolgevano dei giochi. I
pi frequenti erano: a cursa di sacchi e antinna. Il primo
consisteva nel porre, allaltezza di 3 metri circa, una corda, alla quale si
legavano dei pentolini pieni di cenere e acqua, scope, corni e berretti che
venivano colpiti dai partecipanti tramite dei bastoni una volta terminata la
corsa. Laltro gioco consisteva nellarrampicarsi su un tronco dalbero posto
nello spiazzo dei Comizi di fronte alla Chiesa del SS. Crocifisso. Lo scopo del
gioco era quello di scalare il tronco , provando a conquistare i premi posti in
cima, non senza difficolt, visto che esso era sapientemente lisciato e
insaponato. In tempi pi recenti i giochi non si sono pi svolti e il rito
comincia la mattina allalba con la questua, la richiesta di elargizioni.
I personaggi del ballo dei diavoli sono
tre figure malefiche che rappresentano il Male, due Diavoli e la Morte, la
statua del Cristo Risorto e della Vergine Maria che, invece, rappresentano il Bene
. I diavoli recano in mano delle catene che vengono fatte battere contro la
maschera di zinco che indossano, provocando un rumore infernale, che
simboleggia la vittoria del male; la morte, invece, tiene in mano una balestra,
simbolo dellalternanza della vita e della morte e con la quale indica le
persone che tra la folla vengono rapite e costrette a versare un obolo
per avere in cambio la liberazione della propria anima e insieme un dono che
consiste nel tradizionale dolce pasquale prizzese chiamato a cannatedda,
di pasta frolla con al centro un uovo sodo.
I due diavoli e la morte costituiscono
ununica entit inscindibile. Dopo avere ballato e saltato per le vie del paese
si entra nel vivo dellincontro. I portatori delle statue di Cristo Risorto e
della Madonna Addolorata si dispongono alle estremit opposte del luogo
prescelto per la manifestazione. I diavoli e la morte corrono da una statua
allaltra per prendere la pace, a questo punto le statue sono
sollevate a spalla e cominciano ad avvicinarsi. Per ben tre volte si tenta l' incontro,
, infatti, solo al terzo tentativo che gli angeli che accompagnano il Cristo
Risorto (simboli del bene ) trafiggono e uccidono i diavoli ( spargitori del
male), mentre la morte si defila in quanto invulnerabile.
Cristo Risorto pu incontrare la Madonna,
alla quale cade il manto nero lasciando il posto a quello celeste. La vita ha
trionfato sulla morte, il bene sul male, la luce sulle tenebre, la primavera
sullinverno. Grazie alla resurrezione di Ges gli uomini rinascono a nuova
vita, liberati da tutti i peccati.
Oltre al significato religioso, da
riportare alla memoria, anche il valore simbolico di tipo pagano : la festa di
Pasqua, infatti, si colloca tra la stagione invernale e quella estiva e
ripercorre, anno dopo anno, la fine del dramma stagionale dellinverno, nonch
il rito propiziatorio di una buona annata, alla quale era affidata la
sopravvivenza delle antiche comunit agricole, in modo particolare di quella
prizzese.
