Gruppo di lavoro:

Amato Alice

Amato Giorgio

Campagna Nicola

Collura Arianna

Francaviglia Paola

Fucarino Maria Francesca

Giordano Roberta

Girgenti Andrea

Greco Nicol

Guarneri Giorgio

Macaluso Myriam

Marretta Caterina

Pecoraro Giovanni

Pecoraro Melania


 

ALCUNE DEFINIZIONI CHE E' UTILE SAPERE

 

Scienza:               risultato di sistemazione teorica o applicazione pratica delle conoscenze che si posseggono sui fenomeni.

 

Archeologia:         scienza che studia le testimonianze delle civilt antiche e grazie ad esse ricostruisce lidentit storica, artistica, architettonica e culturale di un sito, in particolare, di un territorio e di un popolo, in generale.

 

Sito archeologico: luogo dove insistono i resti un insediamento che presenta caratteristiche diverse a seconda delle epoche e del popolo che lo ha frequentato.

 

Testimonianza:      segno o fonte del passato (monumenti, reperti, iscrizioni, monete ecc.)

 

Civilt:                 complesso degli aspetti culturali, sociali, economici e religiosi che caratterizzano una collettivit in una determinata epoca.

 

Identit:               complesso di dati caratteristici e fondamentali che consentono il riconoscimento di un individuo, di un gruppo sociale ecc.

 

Cultura:                complesso delle usanze, dei costumi e delle tradizioni di un popolo o di una razza.

 

LA FONTE

 

Le fonti sono delle testimonianze che ci danno informazioni, leggibili sotto molteplici aspetti, che riguardano un evento storico, un fatto, un personaggio, ecc.. Esse vanno raccolte, comparate e studiate, ai fini di una ricostruzione quanto pi oggettiva possibile del fatto storico o archeologico che ci interessa ricostruire.

 

Esistono vari tipi di fonte :

Fonte scritta o documentaria:       documenti, atti notarili, epigrafi cio iscrizioni su materiale lapideo

Fonte orale:                         racconto tramandato oralmente

Fonte monumentale:             monumenti quali edifici, templi, resti del tessuto urbano, ma anche oggetti e reperti che ci parlano di una determinata epoca

 

UN PO' DI STORIA DELLA SICILIA

 

 

La Sicilia, al centro del Mediterraneo, da sempre in posizione strategica rispetto ai traffici commerciali, fu abitata da tempi remotissimi.

In particolare ricordiamo i popoli indigeni che vi erano stanziati prima della colonizzazione greca, avvenuta nellVIII secolo a.C..Essi erano gli Elimi, presenti lungo la cuspide occidentale della Sicilia, i Sicani, occupanti la parte centrale, e i Siculi, situati a oriente.

Le fonti storiche greche parlano dei Sicani come di una popolazione autoctona della Sicilia, presenti sullisola gi dal Neolitico e forse originari della regione iberica, comunque sicuramente di origine non indoeuropea.

Tramanda Tucidide che i Sicani si stanziarono poco per volta su tutto il territorio della Sicilia, chiamandola SICANIA, mentre prima era chiamata TRINACRIA. Dopo i Sicani, giunse dalla Libia, occupando lestremit occidentale dellisola, una mescolanza di esuli troiani e focesi, sfuggiti agli Achei, i quali si fusero con i Sicani presenti in quella parte di territorio, dando vita al popolo degli Elimi, che avevano ad Erice, Segesta ed Entella (Contessa Entellina) le loro roccaforti.

Attorno al 1000 a.C., attraverso lo stretto di Messina, giunse in Sicilia, in fuga dal popolo campano degli Osci, una nuova popolazione, i Siculi, conoscitori del bronzo e del ferro, i quali spinsero i Sicani al di l del fiume Salso, nella parte sud-occidentale dellisola, che chiamarono con il nuovo nome di SIKELIA, mentre il Salso costitu il nuovo confine territoriale tra i due popoli.

NellVIII sec.a.C. avvenne il fenomeno della colonizzazione greca.

I Greci, a causa di un aumento della popolazione e della scarsit di terreni coltivabili in madrepatria, promossero spedizioni, alla scoperta di nuove terre in cui stanziarsi stabilmente, verso lItalia meridionale (Magna Grecia) e verso la Sicilia. La spedizione coinvolgeva un gruppo di persone che, guidate da un Ecista, leroe fondatore della citt nuova, arrivavano dal mare , sceglievano il territorio da occupare e fondavano la colonia. Essa, per, rimaneva sempre legata politicamente e culturalmente alla citt della madrepatria che le aveva dato i natali, anche in virt degli scambi commerciali.


LA COLONIA GRECA

 

La colonia la citt fondata ex novo dai Greci in un territorio diverso da quello della loro patria.

Essa, solitamente riparata grazie alla presenza di un porto naturale, si trova preferibilmente sulla costa, in un area fertile e in prossimit di un fiume. Ci sia per trarre beneficio dalla presenza di acqua dolce, sia perch a quellepoca i fiumi erano navigabili anche per lunghi tratti e rappresentavano cos importanti vie di penetrazione verso linterno del territorio.

La colonia presenta solitamente un impianto urbanistico ortogonale nel quale le strade si intersecano ad angolo retto. Gli assi viari di direzione est-ovest si chiamano platiai, quelli di direzione nord-sud stenopi.

Allinterno del reticolo urbano vengono risparmiate delle aree regolari in cui ricavare lagor o gli spazi dedicati ai santuari con i loro templi. Funzione prettamente politica e religiosa svolgeva lacropoli o parte alta della citt. Sempre al di fuori della cinta muraria si trovava la necropoli o citt dei morti.

I terreni circostanti la citt venivano detti chora, ossia campagna, ed erano destinati allagricoltura.

 

LAGOR

 

Il termine agor deriva dalla stessa radice del verbo greco aghiro che vuol dire "radunare". NellIliade il termine indicava unassemblea di cittadini, nellOdissea, invece, indicava la sede, il luogo in cui lassemblea si riuniva, assumendo per la prima volta una precisa connotazione topografica.

E, per, soltanto in piena et classica ( V secolo a.C. ) che il nome agor determina lo spazio regolare ricavato allinterno del tessuto urbano, ed indica il luogo che accoglie la piazza con il mercato, gli edifici sacri, quelli amministrativi e politici, il cuore pulsante della citt, vista l importanza determinante che essa assumeva nella vita economica, sociale, politica e amministrativa della polis democratica.

In et Ellenistica (323-31a.C.) lagor si sdoppia sia nella funzione, sia nellubicazione. Infatti nelle citt ellenistiche troviamo una prima agor, collocata in posizione elevata e detta agor superiore, e una seconda, detta agor inferiore. La prima, a vocazione politico-amministrativa, era sede di edifici deputati a tali funzioni quali lekklesiastrion, in cui si riuniva lassemblea chiamata ecclesa, e il bouleutrion, sede della bul cio il consiglio della citt.

Altri edifici che si trovavano nellagor erano i portici, le fontane, i teatri, gli odeon (teatri piccoli per le esibizioni musicali), in alcuni casi granai e altri edifici commerciali.

Lagor inferiore era disposta in posizione meno elevata e aveva una funzione prettamente commerciale. Ospitava anche portici chiamati stoi, palestre e stadi.


IL TEMPIO

 

La costruzione, che insieme al teatro rappresenta il culmine dellarchitettura greca, sicuramente il tempio. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare costruita su un rialzamento di tre gradini chiamato crepidma. La cella vera e propria circondata da un colonnato che si chiama perptero. Il fusto della colonna poggia sullo stilobate, mentre la parte sommitale formata da collarino, echino e abaco, che costituiscono il capitello. Un tempio classico solitamente esastilo, cio con sei colonne sulla fronte e tredici sui lati lunghi. Sulle colonne poggia la trabeazione, decorata con metope e triglifi. Il tetto, a due spioventi, forma due timpani triangolari chiamati frontoni, anch'essi arricchiti di sculture. Sulla sommit del tetto ai quattro angoli e ai vertici si potevano osservare delle statue chiamate acrotri. La cella allinterno del colonnato pu essere di due tipi: un tipo con il pronaos, il naos e ladyton comunicanti tra loro (ladyton lambiente che custodisce il tesoro del tempio, il naos la statua della divinit e il pronaos il vestibolo). Il secondo tipo presenta il pronaos e il naos comunicanti, mentre lingresso al tesoretto, in questo caso chiamato opistodomo, avviene dallesterno.

 

IL TEATRO

 

Il teatro greco ricavato sulle pendici di una collina, in perfetta simbiosi con lambiente circostante e da esso si gode un bel panorama. La cavea, la gradinata semicircolare che ospita gli spettatori, divisa in almeno tre settori da corridoi di accesso orizzontali e da gradinate verticali. Ai piedi della cavea si apre lorchestra, lo spazio circolare dove avvenivano le rappresentazioni. Sullo sfondo, di fronte alla cavea, si alza ledificio scenico su uno o pi livelli, dove si cambiavano gli attori e che fa da sfondo scenografico, essendo arricchito da colonne, nicchie e statue.

 

LA CINTA DI FORTIFICAZIONE

 

Eun muro di cinta che circonda e protegge la citt dai nemici. Pu essere a una sola cortina muraria (un solo muro) oppure a due cortine con riempimento interno (il riempimento il materiale da riporto che veniva inserito tra le due cortine). Lo spazio superiore cos ottenuto veniva chiamato camminamento di ronda. La cortina che d all' esterno della citt si chiama cortina esterna, invece la cortina che d verso la citt si chiama cortina interna. Nella cinta muraria si possono aprire delle aperture che permettevano lingresso e luscita dalla citt, esse si chiamano: porte, se grandi, postierle, se piccole. Queste ultime servivano per agevolare laccesso delle sentinelle al camminamento di ronda oppure per la manutenzione del muro.


IL SITO ARCHEOLOGICO DI HIPPANA

SU MONTAGNA DEI CAVALLI

(PRIZZI)

 

LE FONTI STORICHE E LIDENTIFICAZIONE

 

 

Racconta Polibio (I,24) che nel 258 a.C., negli anni della prima guerra punica, gli eserciti Romani, guidati dai consoli Aulio Atilio e Caio Sulpicio, poich Palermo resisteva allassedio, rivolsero il loro impeto contro la citt di Ippana che presero dassalto.

Fin dalla met del XIX sec., Hippana stata identificata con diverse localit della Sicilia centro-occidentale; tuttavia, soltanto di recente, grazie al recupero di convincenti documenti medievali (nei quali  Montagna dei Cavalli, nel territorio di Prizzi, chiamata ancora Montis Ypana) e allidentificazione di una serie di monete di Ipana , rinvenute sull' acropoli di Montagna dei Cavalli , lipotesi formulata dal Crispi, che per primo propose lidentificazione del sito archeologico presente nel territorio del comune di Prizzi con quello della citt di Hippana citata dalle fonti, sembra ormai certa.

La Montagna dei Cavalli o Monte di San Lorenzo si erge a sud di Prizzi e fa parte del sistema  orografico dei Monti Sicani. Il rilievo una roccaforte naturale di 1007 m. di altitudine, incastonato in un suggestivo contesto ambientale. Dalla sommit del monte si dominano le vallate dei fiumi Sosio e San Leonardo e quella del fiume Platani, che erano fondamentali arterie di collegamento tra la costa meridionale e quella settentrionale della Sicilia. Le caratteristiche orografiche con scoscese pareti rocciose a difesa naturale della parte alta, la particolare collocazione topografica, labbondanza di risorse naturali (aree da coltivare o da riservare ai pascoli, riserva idrica, la facile reperibilit di pietra calcarea per la costruzione) presenti sul rilievo e nel territorio circostante sono tutti fattori che concorsero ad agevolare linsediamento umano.

 

 

Vista panoramica di Montagna dei Cavalli

 
 

 

 



LE FASI DI VITA DELLABITATO

 

 

Il sito indigeno di Hippana, i cui resti sono ancora visibili su Montagna dei Cavalli, ebbe origine da un nucleo di popolazione Sicana.

La fase arcaica (VII-VI sec a.C.) testimoniata da dati frammentari, ma gi a quel tempo labitato sembra essersi esteso su una vasta area, giacch reperti ceramici arcaici sono stati rinvenuti in diversi punti del monte, per unestensione di circa 30 ettari.

I primi contatti con i Greci, forse Imeresi o Selinuntini, sono documentati dal rinvenimento di ceramica greca di importazione, databile tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., periodo un cui dovevano essere gi proficue le relazioni commerciali, legate al passaggio di merci dalle colonie greche verso linterno, probabilmente in cambio dei prodotti delle attivit economiche della gente indigena.

Tali relazioni commerciali testimoniano che fu forse allinizio del VI secolo che si avvi, nel centro di Montagna dei Cavalli, quello straordinario fenomeno di ellenizzazione (acculturazione alla greca), che caratterizza tutti gli abitati indigeni della Sicilia centrale tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., e che port a trasformazioni della vita culturale e materiale di questi insediamenti.

Nel corso del V sec. a.C. Hippana sub un forte calo demografico forse legato ad una profonda crisi, come dimostra la scarsit di frammenti relativi a questo periodo.

Una rinascita del centro si data nel corso del IV sec. a.C., forse per larrivo di un consistente gruppo di nuovi abitanti.

Infatti lesplorazione archeologica a Montagna dei Cavalli ci va sempre pi rivelando limmagine di un abitato che, tra la met del IV secolo e la met del III a.C., visse un periodo di grande floridezza e ricchezza. Ce lo testimoniano la presenza del teatro e lorganizzazione urbana del centro, che si estese su unampia superficie e fu difeso da due articolate cinte murarie. Non meno significativi a riguardo sono i dati relativi alla necropoli occidentale con sepolture monumentali e ricchi corredi.

Daltronde lo sviluppo dellabitato, in questa prima et Ellenistica, non un episodio isolato, ma si inserisce bene nel contesto generale della rinascita di tutto il territorio siciliano, come testimonia lesplorazione archeologica in alcuni centri geograficamente pi vicini a Montagna dei Cavalli, come Monte Iato, Entella e Adranone.

La decadenza della citt avvenne intorno alla met del III secolo a.C., a questa data ci riportano le indicazioni cronologiche pi recenti fornite dalla ceramica e dalle monete, nonch il gi citato racconto delle fonti storiche.

 

LORGANIZZAZIONE URBANA DEL SITO

 

LE FORTIFICAZIONI

 

Le cinte di fortificazione che delimitavano labitato di Hippana sono due.

La cinta superiore proteggeva il pianoro dellacropoli, posta in lieve pendio da nord a sud sulla sommit del rilievo, a 1007 m di altitudine. La cinta inferiore correva pi in basso, allincirca lungo la curva di livello dei 900 m, lasciando al suo interno una vasta superficie che si sviluppa lungo i fianchi della montagna e che venne quasi interamente occupata dallabitato.

Entrambe le fortificazioni sono costituite da un muro spesso in media due metri, costruito con impiego di blocchi di calcare locale squadrati che possono raggiungere anche un metro di lunghezza. Il riempimento interno di terra e schegge di pietra o blocchi lavorati di reimpiego. Un tratto di fortificazione, allangolo nord-est dellacropoli, caratterizzato dalla presenza di una torre e di una postierla, chiamate rispettivamente Porta e Torre di Nord-Est e fu realizzato con grandi blocchi informi.

Per quanto riguarda la fortificazione inferiore databile alla seconda met del IV sec a.C., cronologia confermata anche da una testa fittile ritrovata nel riempimento del muro nei pressi della Porta di Sud-Ovest, che appunto si apriva nella cinta inferiore. Questa porta costituiva lingresso pi importante allabitato, posto proprio al termine del percorso di accesso naturale sul lato occidentale del rilievo, ed era protetto dalla Torre di Sud-Ovest, di forma rettangolare, realizzata con una bella muratura a blocchi squadrati disposti su filari regolari.

 

LACROPOLI

 

Linsieme degli elementi finora noti agli archeologi porta ad ipotizzare che a partire dalla met del IV sec. a.C. il pianoro dellacropoli fu interessato da una generale ristrutturazione. Smantellate le strutture di et arcaica, si riserv parte del pianoro ad alcuni edifici pubblici e religiosi.

Ledificio B, per esempio, situato a ridosso della cima, doveva avere carattere sacro, come suggeriscono la posizione eminente, le dimensioni e il rinvenimento di 25 monete di bronzo, di alcuni vasetti e soprattutto di una splendida laminetta dargento dorato. Essa decorata a rilievo con una testa maschile barbuta in triplice veduta (testa trifronte), e rappresenta una raffigurazione di estrema rarit e di probabile significato religioso.

Ledificio C, posto nella parte meridionale dellacropoli, presenta un certo interesse per la sua pianta circolare e sembra inserito in un complesso con muri rettilinei la cui funzione non ancora del tutto chiara. Unaltro edificio presente nellacropoli ledificio A, di cui stato rinvenuto solo un muro e la cui funzione ancora incerta.

IL TEATRO

 

Estremamente significativa la presenza su Montagna dei Cavalli di un edificio teatrale. Esso venne costruito sfruttando uno spazio con disposizione naturale a semicerchio, situato immediatamente a nord del vertice del rilievo, al di fuori dei limiti naturali dellacropoli. La cavea ha un diametro di 52 m circa e fu realizzata con la costruzione di un potente riempimento artificiale delimitato ai lati da due muri di analmma, cio di sostruzione. La struttura si data tra la seconda met del IV e le prima met del III sec.a.C. e poteva ospitare circa 3.000 persone. Gli scavi archeologici del 2007 hanno messo in luce larea dellorchestra, che si conservata per circa il 70% e gran parte dei sedili degli ordini inferiori della cavea, su cui gli spettatori assistevano agli spettacoli. La presenza del teatro indicativa del benessere che la popolazione di Hippana raggiunse nel IV sec.a.C. Si tratta di una scoperta eccezionale, perch quello di Hippana , tra i teatri conosciuti in Sicilia, lunico posto alla considerevole altezza di 1000 m su1 livello del mare.

 

LA NECROPOLI

 

 
La necropoli pi importante, di et ellenistica, ma con sporadiche presenze anche di periodo arcaico, quella che occupa tutto il versante occidentale della montagna a partire dal muro di fortificazione inferiore, fin quasi alla vallata del Sosio. Non meno di mille sono le sepolture saccheggiate. Sono quasi esclusivamente del tipo a fossa, foderate con blocchetti di calcare e coperte da lastroni; spesso le pareti interne si presentano intonacate. Sono attestate pure sepolture monumentali, come documentano i frammenti architettonici rinvenuti in diversi punti della necropoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sopra:pianta generale del sito.

 

 

A fianco: resti dellabitato.


CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA DEI REPERTI PIU COMUNI

 

 

Linsieme dei reperti archeologici, riferibili ad un insediamento, va sotto il nome di cultura materiale di un sito o di un popolo.

Sapere analizzare la distribuzione nel territorio di reperti analoghi per tipologia o per datazione permette di capire la dinamica degli scambi commerciali tra i siti e le loro eventuali interazioni.

 

I reperti si distinguono in

 


a. ceramica di uso comune

-    oggetti di ceramica     b. corredo funerario

c. statuette votive o di culto

 


a. armi

-    oggetti in metallo        b. ornamenti

c. monete

 

CERAMICA DUSO FUNERARIO

 

Lkithos

 

Il nome greco indica un tipo di vaso dalla forma particolare, in generale ogni recipiente a corpo grosso con imboccatura sottile, destinato a contenere oli oppure unguenti. Nel linguaggio archeologico, il nome lkithos, per, riservato ai vasi per unguenti a collo lungo mentre i vasi per unguenti a collo breve si chiamano arballoi. I vasi di questo tipo che notiamo presso il Museo di Prizzi avevano funzione esclusivamente funeraria ed hanno un corpo cilindrico, piede piccolo, collo lungo e bocca svasata.

 

Ariballos

 

Vaso per unguenti a collo breve, corpo panciuto e corto, unica ansa (manico) laterale.

 

 

Alabastron

 

Recipiente con orlo orizzontale a disco, corpo cilindrico a fondo convesso con due piccole prese laterali. Solitamente di vetro policromo o in alabastro.

Era destinato a contenere le lacrime femminili che nellantichit erano ritenute taumaturgiche.

 

CERAMICA DUSO COMUNE

 

Bottiglia

 

La bottiglia presenta un corpo globulare allungato, collo stretto e alto, bocca svasata con o senza tappo, assenza di piede o piede bassissimo ad anello. Gli esemplari pi grandi, destinati a contenere lacqua, erano di uso domestico, quelli pi piccoli erano di uso funerario.

 

Guttus (vaso poppatoio)

I vasi poppatoio, antenati dei nostri biberon, presentano un corpo cilindrico o globulare e sono dotati di ansa e di beccuccio cilindrico.

 

Anfora

 

Presso i Greci e i Romani era un vaso panciuto a due anse con il collo sottile, lavorato sulla ruota del vasaio, era destinato a conservare uva, olive, miele, ma soprattutto vino travasato dai tini. Per chiudere le anfore si usavano tappi di sughero spalmati di pece, argilla o mastice.

Presso i Greci lanfora, nelle sue belle e ricche forme, aveva un piccolo piede e raffigurazioni di soggetti divini e mitici sulle pareti. Erano graffiti e dipinti i migliori prodotti dei ceramisti nelle due tecniche a figure nere e a figure rosse. Una variante lanfora a siluro, con lestremit appuntita per poter essere conficcata in apposite buche o nella sabbia stipata nelle cantine.

 


I REPERTI PROVENIENTI DA HIPPANA E CONSERVATI AL MUSEO ARCHEOLOGICO COMUNALE DI PRIZZI

Disegni ricostruttivi

 

Frammento decorativo con Scilla fra i cani

WANG2Frammento di base decorato a rilievo con Scilla fra i cani.

Acropoli - Torre NE - fossa 121

E un frammento di base  fittile modanata di loutererion, con decorazione a basso rilievo, impressa a rullo, che riproduce Scilla tra motivi vegetali. La figura mitologica viene raffigurata di prospetto, cinta alla vita da protomi di cani. Il pesce sulla destra di Scilla un chiaro riferimento allambiente marino. Seconda met IV -inizi III secolo a.C.

 

 

 

 

 

Lekane a figure rosse

WANG2Necropoli occidentale (?)

E una vasca emisferica con carenatura allesterno, anse orizzontali a nastro con appendici laterali; coperchio con orlo distinto e inclinato allesterno, pomello circolare modanato con stelo cilindrico. Sul coperchio due teste femminili, inquadrate da due palmette, presentano corona, capelli raccolti in un sakkos, orecchini e collana sovradipinti in bianco. Sul pomello palmette e motivo ad onde sul bordo. La vasca presenta sulla parete superiore vernice nera a risparmio. Seconda met IV sec. a.C.


Pisside schifoide a figure rosse

WANG2

 

Necropoli occidentale (?)

Lato (A): figura femminile ammantata, seduta a sinistra; un lembo della tunica lascia scoperto uno dei seni, acconciatura con chiffon, la mano sinistra sorregge una grossa patera, dietro la figura una colonna.

 

 

 

WANG2

Lato (B): figura maschile nuda a sinistra in passo di danza, corpo ripiegato in avanti nellatto di tenere una coppa. Dietro la figura una sorta di sciarpa.

Le figure sono inquadrate tra due grosse palmette poste in corrispondenza delle anse. Appena sopra il piede del vaso vi motivo ad onde. Il coperchio decorato con un tralcio inciso in cui sono attaccate foglie di edera a risparmio. Sul bordo fascia con puntini neri a risparmio.

Seconda met IV sec. a.C.

 

 

Laminetta dargento dorato decorata a sbalzo con volto trifronte

 

Acropoli, Edificio B, vano II.

Altezza: cm 1,8; larghezza:cm 1,6.

Decorata con volto barbato in prospettiva trifronte; fronte bendata.

Liconografia probabilmente da riferire ad una divinit.

Figure di teste barbate in veduta trifronte sono note da sculture in pietra e ceramica nellarea celtica, ma hanno una datazione ben pi recente della nostra. Fine IV-inizi III sec. a.C.

 

 

 


Bottiglia

WANG2Bottiglia decorata con palmette a vernice nera

Necropoli Occidentale (?)

Presenta il labbro svasato allesterno, collo cilindrico rastremato al centro. Corpo ovoidale, bassissimo piede ad anello. La decorazione presenta tratti verticali sul collo, palmette nella parte superiore del corpo, fascia larga che divide in due registri la decorazione del corpo, tratti orizzontali e verticali alternati nella parte inferiore.

Seconda met del IV sec. a. C.

 

 

Alabastron in vetro policromo

WANG2

Necropoli Occidentale (?)

Orlo orizzontale a disco, corpo cilindrico a fondo convesso con due piccole prese laterali. Decorazione costituita da due filamenti di colore giallo e bianco che corrono dallalto in basso tutto intorno al corpo del vaso di colore blu.

III sec. a. C.

 

 

 

 

Busto fittile femminile

WANG2Necropoli Occidentale

Il busto raffigura un volto femminile con i capelli mossi e capigliatura tirata allindietro e ricadente in parte sulle spalle e trattenuta da una tenia di cui resta una piccola parte. Alle orecchie presenta orecchini globulari. Naso pronunciato, labbra socchiuse e occhi appena incassati. Mento poco pronunciato e basso collo.

IV sec. a. C.

Ritrovato frantumato, il busto stato ricomposto, ma mancano alcuni pezzi. Alcuni studiosi hanno pensato che si potesse trattare di un busto usato a scopo teatrale, ma molto pi probabile che si tratti di una statuetta votiva.

 

 

Testa di terracotta figurata

 

WANG2

Necropoli Occidentale (?)

Alta capigliatura, striata e tirata allindietro, trattenuta da una corona con elementi laterali circolari. I capelli sono ricadenti. Orecchini appena identificabili. Naso, occhi e bocca poco pronunciati. Nella parte posteriore foro circolare di sfiato.

IV sec. a. C.

 

 

 

Placchetta fittile

 

 

WANG2

Necropoli Occidentale (?)

Figura maschile nuda, stante sopra una specie di podio di forma ellittica che presenta bordi superiore ed inferiore a rilievo. La figura presenta un copricapo con cimiero centrale. Il braccio destro dritto lungo il corpo, mentre il sinistro ripiegato verso lalto e tiene tra la mano e la spalla una sorta di patera circolare ombelicata.

Fine IV- inizi III sec. a. C.

 

 

 

 

 

Terracotta figurata: Afrodite ed Eros

 

WANG2Necropoli Occidentale (?)

Il gruppo fittile di Afrodite ammantata che ha sulla spalla sinistra Eros alato. La capigliatura della dea semicoperta dal mantello che ricade sul davanti con ampia piega tenuta dalle mani. La veste aderisce al corpo ed tenuta sotto i seni da un cordone a rilievo. I tratti somatici denotano una buona matrice.

III-II sec. a. C.


 

Prizzi

attraverso

Arte

e

Cultura

 

 

 

 


 


LE CHIESE

 

Chiesa del Collegio o di San Giuseppe

 

Annessa al Collegio di Maria la chiesa di San Giuseppe, fondata nel 1709 dal Sacerdote Sigismondo Marini. La data incisa su una lapide incastonata sulla facciata principale. Gli eredi del Marino continuarono ad esercitare il diritto di patronato fino al 1753, anno in cui ne fecero donazione ai Padri Carmelitani. Nel 1789 i Carmelitani ebbero la cessione di qualunque diritto sulla chiesa, compresa quella di fabbricare un convento. Fu il cavaliere Lioj nel 1795 a concepire lidea di fondare accanto alla chiesa un collegio, per favorire il ritiro delle donne e leducazione delle fanciulle

 

Chiesa di Maria S.S. del Soccorso

LEAD Technologies Inc. V1.01La chiesa di Maria S.S. del Soccorso, costruita nel 1656, orientata ad est.

Presenta un piccolo sagrato, un unico portone dingresso con sovrastante lucernario circolare e piccolo campanile sul lato destro. Entrando, la chiesa presenta un'unica navata con due altari laterali e uno frontale. Laltare di destra consacrato al Sacro Cuore di Ges, quello di sinistra a Santa Teresa. Allaltare maggiore si trova la statua di Maria S.S. del Soccorso con il Bambino sul braccio sinistro e una mazza destinata a battere Satana nella mano destra, immagine che richiama la Chiesa della Mazza in Via Maqueda a Palermo. Nel 1920, ad opera del sacerdote Giuseppe Pecoraro, furono realizzati alcuni ornamenti in pittura.

Chiesa Maria S.S. delle Grazie

 

La chiesa fu costruita intorno al 1620 sotto una possente rupe sulla quale si trova il suo piccolo campanile, detto u campanareddu, nome esteso al quartiere circostante.

una chiesetta di piccole dimensioni, adornata di stucchi. A destra di chi entra, si trova laltare del S.S. Crocifisso Morente, a sinistra, la statua di Maria S.S. delle Grazie seduta sul trono mentre porge il latte al Bambino Ges. Molto suggestivo risulta essere laffresco della Madonna con il Bambino, dipinto sulla roccia e chiamato anche laffresco della Madonna acheropita, cio non dipinta da mano umana. Vi si trova anche una statuetta di San Vito con i cani ai suoi piedi, proveniente dalla scomparsa chiesetta rurale di San Vito, santo popolare, ausiliatore e taumaturgo delle malattie mentali, protettore dal morso dei cani.

Lorigine della chiesa tuttora incerta; alcuni attribuiscono la fondazione alle donazioni di un devoto, altri la fanno risalire a miti e leggende. Si narra, infatti, che un giorno, un povero pastore, passando da quelle parti, ebbe una visione della Madonna, la quale gli raccomandava di far costruire in quel luogo una piccola chiesetta, a lei dedicata, e per questo lasci la sua immagine impressa sulla roccia, nel luogo in cui poi fu realmente edificata la chiesa.


Chiesa Maria S.S. del Carmelo

La chiesa sorge fuori dallabitato, dove attualmente si trova il cimitero comunale, e presenta una pianta a croce latina.

La prima chiesa fu fondata nel 1150 dai Bonello e venne riadattata nel 1582 dai Carmelitani, nuovi concessionari, che la vollero dedicare a SantAngelo. Allesterno si nota, accanto allingresso laterale, una cappella votiva dedicata alla Madonna del Carmelo, sulla sinistra, il muro di cinta di un chiostro con pozzo centrale dellabbazia normanna di SantAngelo (1617), nome con il quale si indicava anche lantica Peritium. Sempre esternamente, sulla porta principale incisa la data del 1638, anno di costruzione della chiesa. Allinterno, sullaltare maggiore, venerato il simulacro di Maria S.S. del Carmelo con ai lati le statue di SantElia e di SantEliseo. Di rilievo, un affresco bizantineggiante di Maria col Bambino e le Anime Purganti, un importante monumento sepolcrale di marmo e una ventina di iscrizioni in latino e in italiano.

Una tradizione popolare molto antica e tuttora legata alle statue di SantElia e di SantEliseo, volgarmente chiamata a prucissioni da Madonna cu untuppa e u stuppa, narra che la statua della Madonna veniva portata a spalla, accompagnata da quella di San Giorgio, patrono di Prizzi, fino alla Chiesa Madre, dove dimorava per 40 giorni. Se si chiedeva la pioggia, accompagnava le statue, la statua di SantEliseo; se, invece, si chiedeva un periodo di bel tempo, quella di SantElia.

Chiesa S.S. Crocifisso dei Salaci

Chiesetta rurale, di origine bizantina, sulla strada che un tempo era detta la trazzera degli stranieri, fu riadattata intorno al 1600.

Mantiene ancora il culto di un Crocifisso assai rustico, che viene portato in processione il giorno dellAscensione. Fino a qualche anno fa era una festa campestre con canti e balli per la purificazione degli animali, legata al culto di SantAntonio e alla benedizione degli animali. Nel 1895 la festa era stata trasferita alla Chiesa di SantAntonio di Filaga, quando questa pass ai sacerdoti di rito greco di Palazzo Adriano.

Chiesa SS. Crocifisso

La chiesa del SS. Crocifisso situata in cima al paese in una storica piazza:lo Spiazzo Comizi. Sul portone principale inscritta la data del 1670, anno in cui la chiesa stata edificata per opera probabilmente della famiglia Del Bosco. Il portone centrale adornato con colonna e fiaccola a guscio di lumaca in marmo, che rappresenta la luce della vita e archetti rampanti. Nella parte centrale del frontespizio della chiesa cՏ un orologio circolare a numeri romani con incisione della data 1711, anno della riedificazione.

La chiesa a croce latina con tre navate sostenute da dieci colonne. Nelle navate laterali si aprono dieci cappelle che custodiscono altrettante statue.

L Altare Maggiore decorato da quattro bassorilievi in marmo raffiguranti scene della Bibbia. Una pala in legno raffigurante la deposizione del Cristo sovrasta lAltare. Il soffitto presenta decorazioni dorate, si nota un particolare raffigurante l occhio di Dio sotto forma di sole irradiante, rappresentante la Provvidenza Divina.

 

Chiesa S. Antonio

La chiesa di S. Antonio situata sullomonima via in una delle zone pi caratteristiche del paese. Il prospetto presenta un solo portone d ingresso sovrastato da una finestra circolare. La chiesa a croce greca, edificata nel 1150 a carico delle famiglie Bonello e Cistercensi. Presenta un pavimento in ceramica  del 1820. In una delle cappelle si trova il gruppo dei Vicchitti, statue in legno rappresentanti degli anziani genuflessi con mazze di legno in mano, che, secondo la tradizione, servivano per punire i bambini che parlavano male di loro.

Due importanti opere sono situate nella chiesa, quella della Madonna col Bambino in marmo del Gagini e sempre dello stesso autore un battistero in marmo bianco raffigurante San Francesco che parla agli animali.


 

LA FESTA DI SAN GIUSEPPE

Il popolo prizzese molto devoto a questo Santo, festeggiato il 19 Marzo con la novena e con una solenne processione che parte dalla chiesa del SS. Crocifisso. Origini  antiche ha la realizzazione del "cummitu", un pranzo a cui partecipavano persone bisognose. Queste ultime rappresentavano i santi: Ges, San Giuseppe e Maria SS., ai quali si potevano aggiungere SantAnna e San Gioaccchino, genitori della Vergine, ed altri, a seconda del numero di convitati disposto da colui che commissionava il pranzo. Esso seguiva alla promessa di voto, chiamata la cumprumisioni , come un segno di ringraziamento offerto al Santo dopo essersi rivolto a lui e averne ricevuto un beneficio, cio a grazia.

Inoltre, tradizione condivisa ancora oggi realizzare, il mercoled prima del giorno di San Giuseppe, un piccolo cummitu con i virgineddi, cio bambini che impersonano le figure di Ges, Giuseppe e Maria. Un altro tipo dusanza quella di elemosinare il necessario per la preparazione della tavola, u cummitu addumannatu, bussando alla porta dei vicini e ricevendo talvolta anche negazioni, i mortificazioni, che aumentano il valore del sacrificio. U cummitu, per, trova la sua massima realizzazione nella  tavolata, una grande tavola imbandita di tanti cibi e dominata dallimmagine della Sacra Famiglia. Non devono mancare delle grandi forme di pane, il cui numero corrisponde al numero di Santi invitati.

Ai piedi della rappresentazione della Sacra Famiglia sono posti, sempre realizzate con il pane, tre forme: una rappresentante la mano di San Giuseppe, una il bastone e laltra la sfera recante limmagine del Santo. Altre forme possono essere gli arnesi di San Giuseppe falegname, un uccellino che beve e il pane della SS. Trinit. Altri cibi particolari della tavolata sono i pisciteddi, fritture di verdure, a muddica di pani, sfinci, torte e pignulati. Non mancano lalloro, i carciofi, le arance, i cedri, i pirittuna, e una brocca con sotto acqua e sopra vino. Imponenti sono le forme di pane rappresentanti la Madonna a pupa, San Giuseppe a varva e Ges a cuffitedda. Piccoli pani benedetti sono distribuiti, infine, a tutte le persone che visitano la tavolata.

Dopo aver ricevuto la benedizione del sacerdote, comincia il pranzo, con il Bambino che segna il pane con una croce per tre volte, ripetendo la formula:

Ges Cristu fici la cena

Cu Maria Maddalena,

la fici cu paroli duci,

manciammu tutti

ca fatta la cruci.


IL BALLO DEI DIAVOLI

 

Una delle feste pi attese dai prizzesi certamente la Pasqua, con il tipico ballo dei diavoli, festa tradizionale risalente al 1700. Il ballo dei diavoli la trasposizione popolare legata ad un Cristianesimo ancora primitivo, che rivive il suo fervore religioso nella raffigurazione della lotta tra il Bene e il Male. Anticamente il ballo, chiamato anche u ncontro, si svolgeva a partire dalle prime ore del mattino e durava fino al pomeriggio, quando si svolgevano dei giochi. I pi frequenti erano: a cursa di sacchi e antinna. Il primo consisteva nel porre, allaltezza di 3 metri circa, una corda, alla quale si legavano dei pentolini pieni di cenere e acqua, scope, corni e berretti che venivano colpiti dai partecipanti tramite dei bastoni una volta terminata la corsa. Laltro gioco consisteva nellarrampicarsi su un tronco dalbero posto nello spiazzo dei Comizi di fronte alla Chiesa del SS. Crocifisso. Lo scopo del gioco era quello di scalare il tronco , provando a conquistare i premi posti in cima, non senza difficolt, visto che esso era sapientemente lisciato e insaponato. In tempi pi recenti i giochi non si sono pi svolti e il rito comincia la mattina allalba con la questua, la richiesta di elargizioni.

I personaggi del ballo dei diavoli sono tre figure malefiche che rappresentano il Male, due Diavoli e la Morte, la statua del Cristo Risorto e della Vergine Maria che, invece, rappresentano il Bene . I diavoli recano in mano delle catene che vengono fatte battere contro la maschera di zinco che indossano, provocando un rumore infernale, che simboleggia la vittoria del male; la morte, invece, tiene in mano una balestra, simbolo dellalternanza della vita e della morte e con la quale indica le persone che tra la folla vengono rapite e costrette a versare un obolo per avere in cambio la liberazione della propria anima e insieme un dono che consiste nel tradizionale dolce pasquale prizzese chiamato a cannatedda, di pasta frolla con al centro un uovo sodo.

I due diavoli e la morte costituiscono ununica entit inscindibile. Dopo avere ballato e saltato per le vie del paese si entra nel vivo dellincontro. I portatori delle statue di Cristo Risorto e della Madonna Addolorata si dispongono alle estremit opposte del luogo prescelto per la manifestazione. I diavoli e la morte corrono da una statua allaltra per prendere la pace, a questo punto le statue sono sollevate a spalla e cominciano ad avvicinarsi. Per ben tre volte si tenta l' incontro, , infatti, solo al terzo tentativo che gli angeli che accompagnano il Cristo Risorto (simboli del bene ) trafiggono e uccidono i diavoli ( spargitori del male), mentre la morte si defila in quanto invulnerabile.

 

 

 


Cristo Risorto pu incontrare la Madonna, alla quale cade il manto nero lasciando il posto a quello celeste. La vita ha trionfato sulla morte, il bene sul male, la luce sulle tenebre, la primavera sullinverno. Grazie alla resurrezione di Ges gli uomini rinascono a nuova vita, liberati da tutti i peccati.

Oltre al significato religioso, da riportare alla memoria, anche il valore simbolico di tipo pagano : la festa di Pasqua, infatti, si colloca tra la stagione invernale e quella estiva e ripercorre, anno dopo anno, la fine del dramma stagionale dellinverno, nonch il rito propiziatorio di una buona annata, alla quale era affidata la sopravvivenza delle antiche comunit agricole, in modo particolare di quella prizzese.